Del nutrirsi bene e consapevolmente, ovvero non di merendine vive l’uomo!

Nell’articolo “Una digestione naturale”1 ho cercato di focalizzare l’attenzione (forse in modo fin troppo sintetico) sul come, da cambiamenti repentini delle nostre abitudini alimentari, ne siano derivati gravi svantaggi per la digestione e di conseguenza per il benessere di corpo e mente. Qui sotto riporto l’ultima parte (praticamente metà) di quell’articolo.

Perfezionando le nostre tecniche di caccia, agricole e di allevamento, migliorando e divenendo sempre più efficienti i metodi di cottura degli alimenti, tanto da trasformare il grano in pane, anche la nostra capacità digestiva si adattò (portando anche alla formazione di differenti gruppi sanguigni). Ma negli ultimi secoli, soprattutto negli ultimi 100 anni, i metodi di trasformazione e sofisticazione del cibo sono divenuti così evoluti e gli eccessi di glutine e zuccheri talmente importanti, da non consentire al nostro sistema digestivo di stare al passo coi cambiamenti. Ciò ha portato ad un aumento vertiginoso di malattie che hanno origine da non meglio precisate “sindromi metaboliche” (con questo termine solitamente i medici descrivono, in breve, ai loro pazienti il perché di certi valori sballati sugli esami ematici). Queste sindromi altro non sono che il risultato paradossale di una denutrizione di elementi nutrienti causata da una ipernutrizione di alimenti sovraccarichi di zuccheri semplici, glutine e cloruro di sodio.”

Ora mi sembra doveroso dire, giusto per non darlo troppo come scontato, che il progresso scientifico e tecnologico nella filiera alimentare, quindi dalla coltivazione/allevamento, passando per tutto il processo di sterilizzazione/trasformazione/confezionamento dell’alimento, fino a giungere nel nostro frigorifero o credenza, porta anche considerevoli vantaggi. In termini di purezza (bassa carica batterica) e quantità non ci possiamo di certo lamentare.

Detto questo e preso coscienza dell’effettivo allungamento dell’età media, nelle popolazioni baciate dai frutti della medicina moderna e della tecnologia, ma senza entrare nel merito di questioni sociologiche, psicologiche e demografiche relative all’allungamento della vita e reale sensazione di benessere, vorrei riprendere la questione del nutrirsi in modo consapevole per realizzare salute reale.

Salute e realtà.

Innanzitutto per salute reale intendo proprio lo stare bene, l’essere e il sentirsi vitali, pieni di vigore o di Jing (l’essenza vitale), come ci spiegano le medicine tradizionali cinesi e l’Ayurveda.

In una recente intervista al grande regista italiano Ermanno Olmi, egli aferma: “ci nutriamo di cose morte e pretendiamo di essere vivi”. Mi sembra che Olmi abbia centrato il bersaglio, infatti quello che ci manca non è scienza e tecnologie applicate all’alimentazione, ma reale consapevolezza di ciò che ci mettiamo in bocca.

La merendina pubblicizzata dal noto attore spagnolo avrà un sapore molto dolce, una estetica accattivante e un packaging azzeccatissimo, ma oltre al piacere fugace di una overdose di zuccheri, quanta vitalità potrà realmente portare al nostro corpo? Molto poca direi.

Eccoci allora al solito discorso dell’importanza di mangiare frutta, verdura, pane e bistecche, ovviamente bio e che arrivano dalla fattoria a km zero. Assolutamente no! No innanzitutto perché alimento biologico non è sinonimo di qualità nutritiva: un cavolo può essere stato coltivato in modo biologico, ma essere ugualmente povero di nutrienti. No perché come ci insegna il grande medico naturopata Franz Xaver Mayr, il come digeriamo è importante più di quello che mangiamo.

La salute della comunicazione.

Un apparato gastrointestinale in salute determina, molto probabilmente, anche una buona salute dei mattoni fondamentali dell’organismo, cioè le cellule. Cosa accade ad esempio, se costruiamo una casa con materiali scadenti su un terreno ad alto rischio sismico? Ahimè lo sappiamo fin troppo bene.

Lo stesso vale per il corpo: noi siamo formati da miliardi di cellule che vivono in un ambiente umido, una sorta di gel chiamato anche liquido interstiziale o extracellulare. A loro volta le cellule hanno al loro interno una parte liquida chiamata Citosol, dove albergano una quantità di microscopici organelli, i mitocondri e il nucleo contenente il DNA.

La salute delle cellule (la qualità dei materiali edili) è determinata dalla qualità ed efficacia della comunicazione tra liquido extra e intracellulare. Ma comunicazione di cosa? Ovviamente dei macro e microelementi, come sodio e potassio ad esempio, ma anche di ossigeno e altro ancora.

Dunque, se per una qualche ragione questa comunicazione tra il fuori e il dentro della cellula non funziona bene, bloccando il passaggio attraverso la membrana plasmatica di sostanze utili e favorendone quella di sostanze inadatte, possono avvenire una serie di complicazioni, fino ad un deterioramento dello stesso DNA, con conseguenze catastrofiche per la nostra salute e quella dei nostri discendenti.

Ma cosa può determinare una buona o cattiva comunicazione? Una delle risposte plausibili è la presenza di tossine nel fluido extracellulare. Elementi non solo inutili ma dannosi, che letteralmente sporcano il liquido interstiziale provocando nel tempo una sorta di intossicazione cellulare (stato infiammatorio).

E queste tossine come si sono formate? In buona parte da una digestione disturbata, malsana, stati infiammatori dell’intestino che lo rendono permeabile al passaggio di macromolecole dannose che vanno ad intossicare fegato, reni e di conseguenza gli altri organi e i tessuti come il connettivo, l’adipe, la pelle fino a livello osseo.

La presenza di tossine è anche generata dagli scarti delle cellule generati dai normali processi catabolici, i quali scarti, se non vengono presto espulsi (tramite ad esempio le urine) ristagnano, come in un acquario sporco dove i pesciolini finiscono col nutrirsi delle loro stesse feci.

Rieducazione della masticazione.

In rete sono moltissimi ormai i Blog che parlano di qualità degli alimenti e di cosa sia meglio nutrirsi per salvaguardare la nostra salute, ma non è altrettanto facile reperire informazioni sul come fare, per far si che qualità e tipologia degli alimenti sia di reale vantaggio alla digestione e non una ulteriore causa di indigestione.

Ad esempio da anni si fa un gran parlare di quanto facciano bene i succhi verdi, come i centrifugati di verdure e frutta, ma sono pochi coloro che dicono anche quanto sia importante bere i succhi a piccoli sorsi, facendo passare qualche decina di secondi tra un sorso e l’altro, trattenendo in bocca il succo e irrorandolo con la saliva prima di deglutirlo. Questo perché la prima digestione degli amidi avviene grazie agli enzimi contenuti nella saliva. Capita spesso infatti che dopo aver bevuto quantità di succhi verdi, ci si senta la pancia troppo gonfia e questo a causa di fenomeni fermentativi, dovuti anche ad una eccessiva velocità nella deglutizione, che non ha permesso al succo di entrare in contatto con la saliva.

Una buona masticazione attiva i recettori del gusto e di conseguenza accende i processi digestivi nello stomaco e anche negli altri organi della digestione, come il pancreas. Inoltre insalivare bene i cibi aiuta il piloro nelle sue funzioni di regolazione del flusso tra stomaco e duodeno. Non per ultimo, masticare bene aiuta a mantenere la salute dei denti,

Altro grande vantaggio del masticare con cura, quindi a lungo e lentamente, è che in questo modo portiamo maggior attenzione al sapore e alla reale qualità dei cibi, molti dei quali, soprattutto se industriali, come tante merendine dolci e salate, sono preparati per dare un picco di sapore nei primi morsi e poi il piacere cala in fretta come è giunto. Basta provare a trattenere in bocca un boccone di un qualunque fast food industriale, per comprendere quanto in effetti sia inconsistente, in termini di sapore e qualità.

Il galateo dello stomaco

D’altronde masticare bene il cibo è una pratica antica quanto l’essere umano e la nostra storia evolutiva, che ci ha portato da primate ad homo sapiens, è ben visibile e raccontata nella nostra dentatura.

Anche qui non mi dilungo per decenza e per risparmiare il lettore dall’ennesimo pippotto su cose come evoluzionismo, antropologia e biologia, ambiti che possono essere approfonditi su altri blog o meglio ancora su buoni testi universitari.

Invece trovo più consono scrivere dell’importanza di una buona educazione, cura e rispetto per lo stomaco, che per tanti è oggi fonte di dolori, bruciori e senso di pesantezza. Tali sono i disagi intestini, da far brillare le menti dei creativi pubblicitari, che a suon di pompieri, cinghiali ed effetti speciali da ritorno al futuro, sempre più imbrattano la nostra psiche di richiami al farmaco inibente o stimolante la digestione.

Un ricordo personale.

Per qualche anno ho vissuto in un vecchio cascinale, dove l’unica fonte di calore nei lunghi, freddi ed umidissimi inverni padani, erano un paio di belle stufe a legna e un grande camino. Spessa ghisa con due sportelli: uno per immettere la legna e uno per raccogliere la cenere.

Non impiegai molto per capire che un buon fuoco non si fa partendo da grossi pezzi di legno, ma occorre prima un po di carta su cui posare dei rametti secchi. Se carta e rametti son messi bene, basta la fiammella di un cerino per dar vita ad un bel focherello, che scalda e dà tanto piacere in certe sere e mattine invernali.

N.B. Quando i rametti, o i piccoli pezzi di legno hanno preso fuoco, si posano sopra dei pezzi di legna un po più grossi e solo dopo che questi si sono accesi per bene, si mettono i tronchetti, sempre di bella legna secca e non umida, altrimenti si rischia di vedere soffocare la beneamata fiammella e con essa gli sforzi e l’attenzione impiegati nel farla bella.

A questo punto credo sia più facile pensare anche a come fare bello e sano il nostro fuoco digestivo: una buona digestione parte da bocconi piccoli e ben masticati, ed eccedere in quantità, anche se il cibo e di buona qualità, inevitabilmente rallenta la digestione e rischia di portare nell’intestino frammenti di cibo non ben digerito dallo stomaco, o troppo digerito e già in stato di fermentazione.

Anche il mescolare troppe varietà porta svantaggi e complicazioni: minestroni, super insalatone e macedone non sono un buona strategia, anche se fanno piacere al palato.

Cosa dire allora del mangiare mentre si lavora o si guarda un film che dà forti emozioni, o subito prima di fare un intenso esercizio fisico, o ancora peggio andare a letto poco dopo aver cenato, come molti fanno? Tutte queste abitudini, protratte nel tempo, creano danni di ogni sorta al nostro stomaco e intestino, facendo la gioia delle aziende farmaceutiche e degli specialisti gastroenterologi.

Il peggio è che queste cose di cui scrivo dovrebbero appartenere al semplice buon senso, solo che purtroppo nei tempi moderni siamo sempre più ottusi da ritmi frenetici, mille desideri insensati, ma anche false informazioni. Questo non solo non aiuta a far salire il conto in banca, ma ci porta invece ad intaccarlo pesantemente, per acquistare farmaci e pagare medici, di cui potremmo fare a meno cambiando poche ma deleteree abitudini.

Gli antichi (forse gli egizi) dicevano che mangiamo una volta per noi e quattro volte per i medici, evidentemente abbiamo da tempo perso contatto con la realtà dei delicati ritmi di vita del nostro corpo-psiche.

L’intestino non è felice e se non lo aiuti lui ti uccide.

Permettetemi questa battuta ispirata da una certa letteratura divulgativa e un po’ faceta, dai titoli accattivanti e dai contenuti non sempre edificanti. Si! Perché qui si tratta proprio di edificare, o meglio, riedificare qualcosa di estremamente delicato e il cui buon funzionamento determina lo stato di salute fisica e mentale.

Per anni è andata di moda la psicosomatica: Televisione, riviste e poi Blog sempre più faziosi e sponsorizzati da aziende del settore olistico e delle medicine alternative, hanno inflazionato questo termine. Ma come è evidente che da processi psichici aberranti ne possono derivare altrettanto aberranti stati di salute organica, è vero anche il contrario. In molti ad esempio credono che uno stato di ansia a lungo andare può portare ad ulcerazioni di stomaco e intestino, ma la ricerca seria e scrupolosa ha evidenziato proprio l’opposto2

Ora non farei un match tra cosa influenza cosa, perché come quasi sempre accade la ragione sta nel mezzo. È evidente che in un sistema complesso come quello corpo-psiche, è inutile affermare che una patologia degenerativa ha un’origine prettamente fisica o mentale.

Molto più saggio, invece, è cercare di mettere in atto delle strategie collaborative e pratiche, per fare il bene del corpo e della mente, senza pensare di risolvere tutto solo con la meditazione o la destrutturazione, la respirazione olotropica o la prano terapia e il reiki, o viceversa solo con i farmaci di sintesi e le terapie radiologiche.

L’esempio del microbiota intestinale.

Alcuni lo chiamano organo microbiona, per esaltarne la complessità e di fatto è un esempio calzante di come organismi apparentemente molto semplici, siano così determinanti per la salute dell’organismo umano che li ospita (o che ne è ospite?).

La disbiosi intestinale, cioè l’alterazione dei microbi e degli enzimi presenti nel nostro intestino, può portare a problemi di tipo fisico come gonfiore, stitichezza o diarrea, ma anche cambiamenti dell’umore, disturbi del sonno e forti stati di ansia.

Chi non conosce quello stato di spossatezza, dopo una forte gastroenterite e la repentina ripresa dell’umore, dopo una cura di fermenti lattici? Per cui pare ovvio che dalla buona collaborazione con enzimi e batteri dell’intestino, ne dipenda il nostro stesso benessere, proprio come dipende da buone collaborazioni di tipo famigliare e lavorativo.

Molti pensano di poter fare tutto da soli, ma parafrasando le parole di un bel poema di John Donne, mi viene da dire che “nessun batterio è un’isola3”.

In conclusione voglio riportare due detti che fin dall’antichità riecheggiano nella nostra cultura popolare: “fai che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo4 e “ne uccide più la gola della spada”.

Non esiste cultura antica, che da millenni non evidenzi come la salute sia determinata da un corretto modo di nutrire corpo e mente, eppure noi moderni stiamo lentamente demolendo un sofisticatissimo e meraviglioso sistema, che si fonda sulla terra e il cielo, come sul benessere del nostro microbiota e della psiche.

1http://www.disegnailcentro.it/2016/10/11/una-digestione-naturale/

2“l’ansia può essere una conseguenza, piuttosto che la causa, della maggior parte delle ulcere” (Michael D. Gershon, Il secondo cervello, gli straordinari poteri dell’intestino, ed. UTET, pagina 126)

3“Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una arte del tutto. Se anche solo una nuvola venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te” (Per chi suona la campana – di John Donne).

4Ippocrate 460 – 377 a.C.