Tao Dio Nulla

 

I pesci si dimenticano gli uni degli altri stando nell’acqua; gli uomini stando nel Tao e nella sua disciplina.7

“…esiste veramente solo quello che permane immutabile. Per me è bene stare unito al mio Dio. Perché se non rimango in Lui, non potrò rimanere nemmeno in me.“8

“…in ogni cosa del tutto che vive, la natura autentica è niente.9

Si leggono parole tanto diverse tra loro, che pure sembrano risuonare all’unisono nel cavo del nostro cuore, come emananti una medesima verità.

Per i taoisti primitivi una vita autentica non può che essere pura e incondizionata permanenza nel Tao; per i cristiani Dio è ciò che focalizza e dà profondità alla vita di ognuno; per i buddisti Zen solo se consci del nostro essere puro Nulla (paradossalmente) possiamo realizzare la realtà dell’esistere.

È chiaro che Tao Dio e Nulla non sono enti aventi qualità distintive e quindi sono imperscrutabili o quantomeno non distinguibili tramite la sola ragione arbitrale. In essi tutto permane ma essi niente muta; non c’è cosa nell’Universo delle cose che non sia intimamente permeata dal Tao da Dio e dal Nulla, ma allo stesso tempo non vi è cosa che possa ledere o mutare la pura verità.

Tao Dio e Nulla sono termini che noi usiamo per ammantarci di assoluto, per dare alla visibile mutevolezza delle cose un perno infinito su cui poggiare. Senza un qualcosa di permanente e inconfutabile la nostra coscienza è perduta in un abisso di disperazione. Ma questo qualcosa deve necessariamente rimanere celato ai nostri occhi per poter svolgere la sua funzione ricostituente dello spirito10. Questo perché nella sua invisibilità la nostra fede è pienamente realizzata e della sua (della fede) realizzazione lo spirito si pasce.

I filosofi, i saggi, i santi, le incarnazioni più autentiche di quell’Assoluto, hanno dato in molti la stessa loro vita per manifestare appieno la fede in ciò a cui tutti siamo tenuti render conto in vita e morte: Il Tao, Dio, il Nulla.

Non che siamo debitori di qualcosa, ma solo che la nostra mente dispersiva e arbitraria ci rende sempre confinanti a quella verità perfetta di cui ci sentiamo partecipi solo in parte. Come se di quella verità ne sentissimo l’odore più o meno rarefatto, ma tendendo le mani per saggiarne anche la consistenza non trovassimo niente, tranne quell’odore.

Tao e Dio sono in realtà resi manifesti dal Nulla, non perché sono inesistenti, ma perché il vero Nulla, come si è detto sopra, a sua volta è proprio nulla e quindi è ciò che di più perfettamente trasparente ci sia. Immaginiamoci un universo che sia reso manifesto da una perfetta trasparenza; un universo dove non ci sia nulla a celare il suo essere universo; bene, quell’Universo è questo stesso in cui viviamo.

Sembra esserci una contraddizione in tutto ciò, perché quella stessa verità che per essere rigenerante dello spirito deve celarsi ai sensi del corpo, a sua volta è anche perfettamente manifesta nel Nulla che non fa nulla per celarla. A quale pro allora parlare di Nulla?

Il Nulla che non fa il nulla per celare la verità è simile alla Luce che non fa la luce per illuminare le cose. Non si piò dire che la Luce fa altra luce per essere più luce; la Luce, nell’essere semplicemente luce illumina tutte le cose senza tregua. Se la Luce si fermasse a “pensare” a come dovrebbe fare per essere ancora più luce, in quel pensare darebbe adito al buio di manifestarsi. Solo noi uomini siamo capaci di fare noi stessi; solo noi uomini siamo capaci di imitarci e fingere di essere altro da ciò che siamo. Se la Luce, che è tanto importante al fine della vita, è essenziale che faccia solo se stessa, quanto sarà ancora più importante il Nulla senza il quale la verità sarebbe resa eternamente lontana da noi.

7 Zhuangzi cap. VI.

8 Sant’Agostino, Le confessioni. Libro VII cap. XI.

9 Eihei Dōghen, Busshō. EDB cap. VII, pag.45.

10 Nei testi biblici spesso Dio è celato allo sguardo dell’uomo da nubi oscure (Deuteronomio 5:22 Queste parole pronunciò il Signore parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nuvola, dall’oscurità, con voce forte – Salmi 97:2 Nuvole e oscurità lo circondano). Per lo Zen l’oscurità ha un valore pari a zero, cioè assoluto: “l’oscurità si riferisce all’assoluto, dove non c’è valore di scambio o valore materialistico, o persino valore spirituale: il mondo che le parole e la mente pensante non possono raggiungere.” “Shunryu Suzuki-roshi, Rami d’acqua scorrono nell’ombra”, Ubaldini Editore Roma pag.103.