LOGO

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Questa figura creata dall’artista Andrea Crippa è l’immagine da cui trae ispirazione il titolo di questo sito.

Il campo nero rappresenta il cosmo e la sua coscienza profonda, nascosta, informe, che in esso si manifesta tramite gli esseri senzienti con ciò che chiamiamo psiche. Il puzzle bianco è la parte alta della coscienza, il pensiero logico, che contemporaneamente sembra emergere da e sprofondare verso un centro comune al campo nero. C’è anche una parte di confine, là dove il campo nero sembra ritrarsi, mentre una parte del puzzle sembra fuoriuscire, come in un tentativo di saggiare l’oltre della realtà soggettiva della psiche. Questa figura sembra voler indicare anche quel turbamento prodotto dall’interazione tra conscio e inconscio, che forma la vita psichica di ogni individuo.

Quindi dal logo, simbolo o immagine erchetipica della psiche umana nel cosmo, emerge il logos, la parola che è veicolo di informazioni, ma anche strumento di consapevolezza (o il suo opposto). Poi la parola si organizza in una esclamazione disorientante: dire “disegna il centro” infatti significa muovere quei flussi di pensiero inusuali, che cercano un oltre al pensiero razionale; nuovi orizzonti che non necessariamente conducono ad un assurdo. Come in una sorta di Koan, dire “disegna il centro” smuove e ribalta il pensiero ricorrente, aberrante, ossidato dalla consuetudine.

Chiedendo a chiunque di disegnare il centro, la prima domanda che viene spontanea alla persona interpellata è: “disegnare il centro di che cosa?”

Ecco che l’attenzione sul “cosa”, il soggetto, induce al pensiero razionale, quindi ad una ricerca della forma e il chiedersi di fatto anche cosa sia la forma delle cose e se possa esistere un centro della forma delle cose, anche un centro dell’io.

Il solo disegnare il centro di un cerchio o di una sfera, è tutt’altro che una semplice attività perché, pensandoci bene, disegnare non significa nulla, nel caso del centro, che verrà tuttalpiù e in modo approssimativo, evidenziato con un pallino, fosse anche di grandezza subatomica, mentre il vero centro fisico o psichico e intellettuale, è virtuale, in potenza, ma impossibile da cogliere ed afferrare, in virtù della natura continuamente mutevole, cangiante e anche indeterminata di ogni cosa1. Possiamo anche affermare che il centro delle cose è in realtà nullo, eppure non c’è cosa che non sia in relazione con quella nullità.

Ciò vuol dire fare un tentativo di emancipazione dall’idea Platonica (e dei suoi contemporanei) di forma perfetta e divina2; affrancarsi in qualche modo dal concetto di distanza geometrica e dagli assiomi euclidei, pur nella consapevolezza di usare termini affini per liberarsene.

Anche cercando di organizzare nel modo più logico possibile i nostri pensieri, tentando di renderli massimamente coerenti e in perfetto equilibrio, ci accorgiamo che in realtà essi rimangono sempre fluttuanti, mobili come fiammelle di un falò e pur sempre in mutazione.

Questa riflessione è antica come lo è il pensiero umano. Dall’antico sapere Egizio e Greco giunge questa metafora: «L’assoluto è una sfera infinita, il cui centro è in ogni dove e la cui circonferenza in nessun luogo»3.

Questo tentativo, pur sempre azzardato, approssimativo e apparentemente ossimorico, di descrivere un assoluto ha però il merito di donarci un’estetica del pensiero seducente e un panorama immaginativo dagli orizzonti infiniti; svolge perfettamente il suo ruolo metaforico di “portare oltre”4e da qui l’idea, la nascita e la funzione di questo sito.

Andrea Zaniboni.

1Vedi Principio di indeterminazione di Heisemberg.

2Platone, TIMEO VIII. “Tutte queste ragioni meditò il dio, che sempre è, intorno al dio, che doveva essere un giorno, e fece un corpo liscio e uniforme ed eguale dal centro in ogni direzione e intero e perfetto e composto di corpi perfetti. E messa l’anima nel mezzo di esso, la distese per tutte le sue parti, e con questa stessa l’involse tutt’intorno di fuori, e così fece un cielo circolare, che si muove circolarmente, unico e solitario, ma atto per sua virtù ad accompagnarsi seco stesso e di nessun altro bisognoso e bastevolmente conoscitore e amante di se stesso.

3Ne troviamo citazione nel LIBRO DEI 24 FILOSOFI

4Greco METAPHORA trasferimento, composto da META= oltre e PHERO= portare.